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Ceresa Massimo

Ikonoklast

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TransExPress

"Una donna ucraina". Una frase che evocava una fanciulla appariscente oppure una signora un po' brusca ma bonaria, la classica "badante" pilastro di migliaia di famiglie italiane. Insomma, una sirena tentatrice o una figura protettiva e materna, due ruoli archetipici che attingono entrambi, seppure in maniera diversa, da un pregiudizio etnico e sessista, e collocano la donna ucraina (la mitica "donna dell'Est") in una posizione eternamente subordinata. Una donna sottomessa, che ha solo il proprio corpo come risorsa per sopravvivere in un mondo che può desiderarla, sfruttarla, o compatirla, ma mai considerarla una pari. Uno stereotipo che è stato fatto a pezzi dalla guerra della Russia contro l'Ucraina, e che Oksana Shachko aveva cercato di ribaltare già dieci anni fa con la campagna "L'Ucraina non è un bordello". La Shachko, co-fondatrice del gruppo Femen, tentava di disintegrare i simboli del patriarcato trasformando l'esibizione spudorata del proprio corpo in un potente strumento di lotta. E così anche le sue opere. Postfazione di Anna Zafesova.

ISBN: 978-88-6344-688-3
Prezzo di listino €14,00 EUR
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