La società del campo
La società del campo
Nel campo il tempo non passa. Si aspetta l'appello, il pasto, una circolare che forse non arriverà. Si aspetta senza sapere per quanto. Gli internati non sono detenuti, non sono prigionieri di guerra, non sono condannati. Sono semplicemente trattenuti. In questa sospensione quotidiana, fatta di burocrazia, ozio forzato e inncertezza, prende forma una società imprevista: fragile, conflittuale, obbligata a esistere.
La società del campo parte da qui, dall'esperienza concreta dell'internamento civile fascista. Il libro mostra come il campo fascista sia un dispositivo storico autonomo, fondato sulla coercizione amministrativa e sulla gestione preventiva di una presunta "pericolosità" spesso indimostrabile.
In questo percorso, l'internamento civile del regime mussoliniano appare come l'esito di una lunga sedimentazione di tecniche di controllo extragiudiziario, lontane tanto dal modello penale quanto da quello sterminazionista.
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